I° parte
Nell’atmosfera satura di inni vedici, mantra, rintocchi di campane, incenso e profumo di fiori nella città di tende, un bagno nel sacro Sangam è un ricordo eterno nella mia memoria.

Andai in India la prima volta per essere parte del primo Maha Kumbh Mela del nuovo millennio. Si contarono 50 milioni di presenze. Era gennaio-febbraio 2001. Quel raduno aveva un valore immenso dato che la posizione degli astri di quel periodo si ripete ogni 144 anni. La prossima volta accadrà nel 2145.

La scelta dei luoghi, delle date e degli orari che dettano il Kumbh Mela sono specifici e predeterminati da precisi calcoli astrologici prescritti nell’almanacco indù. Si ritiene che l’allineamento planetario generi un grande potere cosmico e gli astrologi lo indicano come il momento più propizio per la realizzazione spirituale.
Il “rituale del bagno”, è un evento unico che fonde caratteristiche religiose e sociali allo stesso modo, e il Sangam è il punto in cui ci si connette direttamente con la divinità.
Riporto qui sotto la mia traduzione di una storia tratta da un libro che comprai in India.
“Le origini del Kumbh Mela affondano le loro radici nella mitologia. La leggenda, narrata nei Veda e nei Purana, è ambientata migliaia di anni fa. Gli dei dovevano vendicare la loro umiliazione e sconfitta per mano dei demoni. Chiesero aiuto al Signore Vishnu, il quale li consigliò di procurarsi il nettare dell’immortalità, l’Amrita, agitando il fondo dell’oceano. Gli dei non riuscivano a portare a termine questo compito da soli e dopo diversi tentativi infruttuosi strinsero un’alleanza con i demoni, i quali accettarono, ma a condizione di condividere l’Amrita. Questo racconto è conosciuto nella mitologia induista come Samudra Manthan in cui dei e demoni collaborarono per un fine comune.

Dallo scuotimento dell’oceano fuoriuscirono molti doni magici, oggi tenuti in grande rispetto dagli indù. Questi erano una mucca sacra, un cavallo volante, Lakshmi dea della ricchezza, Vishvakarma l’architetto divino. Proprio alla fine emerse Dhanavantri, il divino guaritore e medico che portava il vaso di Amrita.
Gli dei, in preda al panico al pensiero che i demoni diventassero immortali, afferrarono il vaso di Amrita da Dhanavantri e cercarono di fuggire. La battaglia che seguì durò dodici giorni cosmici, equivalenti a dodici anni ai nostri tempi. Durante questa guerra tra il bene e il male, alcune gocce di Amrita caddero su quattro precisi punti geografici della terra, santificandoli per sempre. Questo è il motivo per cui il Kumbh Mela si svolge in questi quattro città, in divisioni di un ciclo di dodici anni.
Ciascuno di questi luoghi si trova sulle rive di un fiume importante: Haridwar sul Gange, Ujjain sul Sipra, Nasik sul Godavari e Prayag sul Triveni Sangam, per meglio dire, la confluenza del Gange, Yamuna e il mitico Saraswati.

Uno dei primi riferimenti ai rituali del Kumbh Mela è nell’Atharvaveda, uno dei testi sacri in cui sono raccolte formule magico-rituali e principi cosmogonici. Si narra che Brahma lo creò per liberare e purificare l’anima umana. Alcuni esperti hanno attribuito le origini del Kumbh Mela al Neolitico.
Nell’VIII secolo d.C., Sri Adi Shankaracharya, teologo e filosofo indiano, cercò di organizzare la religione indù istituendo luoghi di pellegrinaggio nei quattro punti geografici. Con il suo noto carisma, spinse importanti sacerdoti e sadhu a riunirsi ai Kumbh Mela. Questo doveva essere un forum in cui si potessero discutere le prospettive sulla dottrina indù, scambiare idee e formulare direttive, politiche e riforme.
Oggi è uno scenario di prospettive sul tessuto socio-religioso indù, una combinazione di fisico e metafisico, reale e mistico, terreno e cosmico.

