Rifugiata

“Crediamo che l’istruzione femminile, sia l’investimento più intelligente nel nostro tempo poiché una donna istruita rende prospera la comunità’ e contribuisce all’accrescimento economico del Paese dove vive. Purtroppo, 130 milioni di bambine in tutto il mondo vengono private di questa possibilità”.

Rifugiata. E’ il titolo di questa mia foto che vinse il concorso

La Fondazione Fratelli Dimenticati, con poche parole ma di forte impatto, introduceva il tema del concorso fotografico – #listruzionerendelibere – puntando i riflettori sulla formazione scolastica femminile, un problema sociale senza confini geografici.

Sono solo bambine e sono rifugiate. La loro terra, il Tibet, è occupata dalla Cina e con ogni arma, la più efficace è l’istruzione, sta provando a cancellarne l’identità culturale. In Tibet le lezioni si svolgono in lingua cinese e le forme espressive di cultura locale – arti, professioni, folklore – sono scoraggiate o punite dal regime. 

Rifugiata è il titolo della mia foto, prima classificata al concorso promosso per celebrare il trentesimo anniversario della Fondazione Fratelli dimenticati che si occupa di progetti di sviluppo educativo, sanitario, alimentare nei Paesi del Sud del mondo. Quando fu bandito, mi trovavo a McLeod Ganji, pochi chilometri dal Tibetan Children’s Villages di Dharamsala, dove nelle aule scolastiche si prova a dare un’istruzione anche in lingua madre e nel tempo libero, le famiglie adottive accudiscono i piccoli rifugiati nella quotidianità delle Khimstang, le case in stile tibetano.

Himachal Pradesh. Una ruota di preghiera nel cortile interno del Tibentan Children’s Village

McLeod Ganji, un borgo sopra Dharamsala di alcune migliaia di residenti è noto per essere la sede del governo tibetano in esilio.  Incorniciato da vette che si protendono oltre gli 8.000 mt, si può descriverlo in poche parole: innumerevoli sistemazioni per viaggiatori con lo zaino, decine di negozietti e bancarelle che sfilano dalla piazza, l’unica, fino alla residenza di Sua Santità il Dalai Lama, e la maestosa cornice naturale della catena Himalayana.  Vittime della guerra e della violenza psicologica per aver perso tutto, qui vivono migliaia di Tibetani esiliati, tra gli almeno 100mila che seguirono Sua Santità in fuga nel 1959. Milioni, invece, furono i caduti del genocidio di massa, consumato sul “tetto del mondo” sotto l’artiglieria cinese.

Himachal Pradesh. Al Tibetan Children’s Village le lezioni si tengono anche in lingua tibetana

Preoccupato per il futuro del Tibet, e profondamente addolorato per la condizione in cui viveva il suo popolo, nel 1960 il Dalai Lama diede vita alla “Nursery”, un luogo di accoglienza dove i più piccoli potessero soggiornare e ricevere tutte le attenzioni e le cure di cui necessitavano. Gestita dalle sorelle di Sua Santità, la Nursery, crebbe, si sviluppò e divenne l’attuale Villaggio dei Bambini Tibetani (TVC) una istituzione ufficialmente registrata che oggi conta 16.000 minori distribuiti in 5 villaggi per bambini, 7 scuole residenziali, 6 scuole diurne, 9 centri di custodia diurna, 3 centri di formazione professionale, un programma di erogazione di borse di studio per universitari, un programma di sostegno esterno alle famiglie. Amo la fotografia che narra storie di denuncia sociale e fui davvero felice quando ottenni l’autorizzazione, anche se con precise limitazioni, a documentare con qualche scatto la quotidianità nelle aule scolastiche.

Himachal Pradesh. Uno stupa interno al cortile del Tibetan Children’s Village

Ho l’ambizione di vivere in una società ispirata ai principi della solidarietà e dell’equità, pertanto, il concorso si presentava come una opportunità irripetibile di arricchire il mio bagaglio culturale. Per tutta la durata della visita mi fece da guida Tezin, una giovane donna, bella e di una gentilezza spontanea. Il sole bucava l’azzurro intenso del cielo e all’orizzonte, dalle cime Himalayane soffiava aria pacifista. Pensai, che doveva essere così la sua patria, prima dell’invasione cinese. 

Al TCV tutti – amministratori, custodi, autisti, giardinieri, insegnanti, studenti – sono uniti dal medesimo intento: salvare l’identità culturale Tibetana. Coloro che sono investiti del nobile compito di coltivare le menti dei piccoli ospiti, sono anch’essi esiliati che vivono la sofferenza del proprio popolo, sapendolo tutt’ora oppresso del regime cinese. Le violenze, le torture la denigrazione contro chi vive in Tibet, dal 1959 non sono finite e neppure interrotte. Il sistema scolastico è l’arma letale di cui si serve il governo invasore per cancellare la memoria e uccidere la speranza. Le professioni artigianali che provano a tener in vita la cultura tibetana, sono strozzate dalla tassazione. La terra di vette e vallate, viene massacrata con ogni mezzo. La situazione del Tibet è narrata e dettagliatamente documentata con immagini, video e testimonianze, nel Museo Tibetano di McLeod Ganji.

Banchi e sedie di legno, lavagne decorate con fiori di carta, pareti colorate abbellite di disegni, e una cattedra dalla quale il maestro svolge il suo compito più importante: infondere e riversare l’identità culturale sugli esuli fanciulli. Scrutando quei piccoli volti, provavo a immaginare le loro storie di rifugiati, di orfani, di innocenti a cui è stata strappata la madrepatria, la famiglia, la terra, la cultura.

Himachal Pradesh. Aula scolastica

Ammiro la Fondazione Fratelli dimenticati, per l’impegno nel perseguire gli obiettivi e la nobiltà dei progetti di sviluppo che sostiene. Partecipare e vincere il concorso, che ha posto l’attenzione sull’istruzione femminile, è un immenso orgoglio.

Una tematica sociale difficile da narrare, senza rischiare di suscitare pietà, negando decoro e rispettabilità ai volti ritratti e al popolo tibetano.

Mi auguro che le immagini e le parole scelte per raccontare l’esperienza vissuta siano uno spunto di riflessione per voi lettori e una occasione per compiere un’azione di aiuto concreto.

Il TCV e la Fondazione Fratelli dimenticati, sono istituzioni che sviluppano e realizzano i rispettivi progetti grazie alla generosità dei donatori.

Himachal Pradesh. Nella aule scolastiche del Tibetan Children’s Village, le lezioni hanno il sapore della libertà che si conquista con l’istruzione

La “Piccola Rifugiata” della foto vincitrice è investita della responsabilità di comprendere e di appropiarsi, di custodire e di diffondere la sua cultura madre. E’ lei, insieme agli altri piccoli esuli, la speranza che in Tibet possa in futuro soffiare un’aria di libertà.

Contatti:

TCV – Tibetan Children’s Villages

Dharamasala Cantt. 176216 Distt. Kangra, H.P. India

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www.tcv.org.in

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Fondazione Fratelli Dimenticati onlus

35013 Cittadella (Pd)
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http://www.fratellidimenticati.it/